Prima di fotografare, ho danzato. La danza mi ha educato al corpo, ai tempi, alla verità dei gesti. Poi ho studiato fotografia e regia cinematografica: ho voluto portare nella fotografia di matrimonio lo sguardo del cinema, la sua capacità di far vivere una storia.
Ho aperto il mio studio nel 2014: non un “service”, ma il mio nome e la mia responsabilità davanti alle coppie.
Mi coinvolgo. Ascolto. Faccio domande.
Voglio che vi sentiate a casa: è così che nascono scatti irripetibili, come una coppia che torna al McDonald’s dove si è conosciuta, o il cane che ha tenuto unita una storia in un momento difficile. Sono immagini che parlano di voi, prima ancora che di me.